«Ogni tuo gesto è decisivo»
Con "L’umanità gentile" di Marko Miladinović la poesia performativa si fa scritta

 

di GIACOMO STANGA

 

Marko Miladinović, L’umanità gentile, Torino, Miraggi, 2016 (10 €)

È uscita da Miraggi nel 2016 L’umanità gentile, opera prima del ticinese Marko Miladinović. Classe 1988, Miladinović è attivo da diversi anni su molti fronti della scena culturale ticinese come performer a tutto campo: scrive testi di varia natura, canta nel gruppo musicale Fedora Saura, è autore di performance e spettacoli di stand up ma è soprattutto organizzatore e conduttore del Ticino Poetry Slam, che ha portato nel cantone questo giovane fenomeno culturale. Un Poetry Slam, da descrizione degli stessi organizzatori ticinesi, è un «avanspettacolo di poesia orale e prestante con vincitore»: in pratica si tratta di uno spettacolo di poesia performativa, durante il quale gli autori interpretano in modo più o meno teatrale i loro testi, nell’ambito di una competizione amichevole della quale il pubblico è giudice ultimo oltre che destinatario.

Proprio in qualità di poeta performativo, il giovane ticinese ha avuto l’occasione di pubblicare questa sua raccolta poetica nella collana «Voci» di Miraggi, che nasce, supportata dalla rivista internazionale di scrittura «Atti impuri», con l’intento di presentare al grande pubblico questo movimento, la cui scena italiana (o più generalmente italofona nel nostro caso) è in rapida crescita.

L’umanità gentile nasce quindi nel segno dell’oralità e della performance, e, benché i componimenti qui pubblicati siano stati scritti ad hoc e non soltanto messi per iscritto, nello stesso segno si sviluppano molte delle principali caratteristiche del libro.

A un primo impatto si presenta come una raccolta poetica abbastanza tradizionale, divisa in cinque sezioni per un totale di 47 componimenti, e si legge con una certa fluidità. Agilità e scorrevolezza del testo, però, non vanno assolutamente a detrimento della qualità: L’umanità gentile è una lettura che lascia il segno e che porta un fruitore attento a una riflessione formale sul rapporto tra oralità e scrittura. Se in alcuni testi la parola, strizzando l’occhio alla parlata, diventa gioco e quasi filastrocca (ad esempio in Volontà volontà o in Undici vestiti), in altri si fa eminentemente scritta, piegata alle forme più tradizionali (numerosi, anche più di quanto sembri a una sommaria scansione, gli ammiccamenti all’endecasillabo, così come i giochi rimici e fonosimbolici in genere). In questa sua continua oscillazione, Miladinović strizza l’occhio al nonsense senza mai indulgervi troppo, sperimenta differenti usi della pagina (emblematica in questo senso Segnalibro, o del solco di un’ala), trova immagini decisamente liriche senza però impedirsi di dissacrarle e in generale varia, gioca e riesce a trovare una sua dimensione estetica che colpisce per originalità e freschezza. Anche a livello tematico la varietà la fa da padrone: nella stessa sezione l’autore ci parla di Dio e di laicità, di stato di diritto, di Cunnilingus e di poesia, dei rapporti tra Svizzera e Unione Europea e di sagre di paese.

Il grande punto di forza de L’umanità gentile è, però, quello di non dare mai un’impressione confusa o caotica al lettore; l’estrema varietà dei testi, dei temi e dello stile è anzi integrata molto bene da una linea che li percorre tutti, quella appunto della gentilezza, introdotta fin dal frontespizio dalla voce «gentile» del vocabolario etimologico di Ottorino Pianigiani. Una gentilezza fatta estetica, che osa, che inventa, che stravolge ma che rimane delicata e precisa, rendendo la lettura arricchente e piacevole allo stesso tempo. La dottrina della gentilezza è, d’altronde, il testo che da solo compone la terza sezione, quella centrale, e, unico in prosa, ci fornisce la chiave di lettura del libro attraverso un vero e proprio vademecum della gentilezza che raccoglie ogni sorta di consigli, dal «lavati i denti e ricorda lo spazzolino se stai fuori» al «non essere stupido e non farti tatuaggi», da una citazione di Gozzano, certamente non priva di significato, fino all’intramontabile «non avere paura di non lavorare»: in questo senso la gentilezza diventa una vera e propria mediocritas, una poetica (e un’estetica) del modesto che si accontenta ma che non rinuncia al comico né al tragico, che soppesa ogni parola poiché, come afferma lapidariamente l’autore alla fine di questo elenco, «ogni tuo gesto è decisivo».

Nella sua dichiarata modestia L’umanità gentile risulta un’ottima raccolta che, pur non avendo la pretesa di essere altro che, appunto, gentile, riesce nella doppia impresa di non lasciare indifferenti e di non risultare stucchevole o eccessivamente retorica, proprio grazie alla multiformità dei componimenti e all’ottimo stile di Miladinović, capace di fermare intuizioni estetiche argute in alcuni versi davvero di ottimo livello.

In conclusione, un libro che vale certamente la pena di essere letto dagli appassionati del genere, fosse anche solo per interessarsi alla giovane e spesso misconosciuta scena poetica ticinese, e un autore che, rivelando, a dispetto dell’anagrafe, un savoir faire da esperto, si dimostra meritevole di attenzione.